Di quelle tue ultime parole
E delle atroci contorsioni
Conservo vivo il ricordo,
Povera Signora Bovary,
Di tutte le donne stendardo.
Non capirò mai la violenza
Di tutte le ardenti passioni
E dove fosse e per chi fosse
La copia d’amore che andavi
Versando, o Ebe della Vita.
Eppure ti ho adorata anch’io
Nel mezzo di fronde e rugiada
Quando sommergevi nel fango
Gli stivaletti di vitello
E l’incarnato sempre latteo.
Ho respirato il tuo profumo
D’assenzio e di virtù domata
Andando a caccia d’un tuo sguardo
Senza trovare che il fruscio
Delle tue illacrimate ciglia.
Ora non posso che sperare
Che una ad una le mie parole
Passino il velluto e la quercia
Ed infine il mogano e il piombo
Fino ad accarezzarti il viso.
Buonanotte a te mille volte,
Ninfa della notte d’argento:
Placato il tramestio del cuore
Possa dalle rosee tue labbra
Dischiudersi eterno un sorriso.
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1 commento:
"Il linguaggio umano è simile ad un tamburo rotto su cui battiamo melodie per farci ballare gli orsi, mentre ciò che desideriamo è fare musica che commuova le stelle"
Pare che Gustavo ci sia riuscito, vista l'ispirazione che ti è venuta...
PS: povera donna!
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