sabato 26 aprile 2008
Jesus to a child
La vita si spende in un ciglio
Caduto e poi disperso dal vento
Non basta ad affogarlo una lacrima
Eppure l'assorda per sempre
Il crocchio della foglia calpestata.
martedì 1 aprile 2008
Canto del vecchio poeta
Sulla spiaggia di Paumanok
Il mare sussurra: “morte…”
Ma sulle vele a Santa Lucia
Svela riflessi d’una luna
Da affettare lacrimando.
Che siano quelle stesse onde
A galoppare qui indomate,
A salutare, dalla nebbia,
Quest’alba estatica nascosta
Sotto i macigni ciclopici?
Il frullio del vento si perde
E confonde le strida dei gabbiani,
Un peschereccio fa ritorno
Scortato su luci lontane
Da uno sciabordio instancabile.
Tramonta la stella del vespro
Mentre ad uno ad uno, soli,
Si limano i miei accorati canti
Come scalze piccole impronte
Impresse sul bagnasciuga.
Sono un coro dissonante
Di violini e vetri rotti
Che legano, come un filo
Una dopo l’altra le cose
Che non nasconde l’orizzonte.
Ma la vita, quella vera,
Ha levigato mani lisce
E scavato torrenti sulla fronte
Dove un tempo stavano folti
I miei capelli d’oro.
Non cerco pietà o tripudio
E neppure una vera pace:
L’inchiostro non può donarmi
Che amari, tristi rimpianti
E un tenue e tenero orgoglio.
Qui, su uno scoglio grigio e rosa
Che il sole ha risparmiato
Scrissi le prime parole,
Quando il primo degli amori
Illuminava il mio volto.
Ora, stanco di volare
Pago la maledizione
Che mi fu data e mai sottratta:
“Addio”, traccio con la penna
Mentre il vento prende la mia anima.
Il mare sussurra: “morte…”
Ma sulle vele a Santa Lucia
Svela riflessi d’una luna
Da affettare lacrimando.
Che siano quelle stesse onde
A galoppare qui indomate,
A salutare, dalla nebbia,
Quest’alba estatica nascosta
Sotto i macigni ciclopici?
Il frullio del vento si perde
E confonde le strida dei gabbiani,
Un peschereccio fa ritorno
Scortato su luci lontane
Da uno sciabordio instancabile.
Tramonta la stella del vespro
Mentre ad uno ad uno, soli,
Si limano i miei accorati canti
Come scalze piccole impronte
Impresse sul bagnasciuga.
Sono un coro dissonante
Di violini e vetri rotti
Che legano, come un filo
Una dopo l’altra le cose
Che non nasconde l’orizzonte.
Ma la vita, quella vera,
Ha levigato mani lisce
E scavato torrenti sulla fronte
Dove un tempo stavano folti
I miei capelli d’oro.
Non cerco pietà o tripudio
E neppure una vera pace:
L’inchiostro non può donarmi
Che amari, tristi rimpianti
E un tenue e tenero orgoglio.
Qui, su uno scoglio grigio e rosa
Che il sole ha risparmiato
Scrissi le prime parole,
Quando il primo degli amori
Illuminava il mio volto.
Ora, stanco di volare
Pago la maledizione
Che mi fu data e mai sottratta:
“Addio”, traccio con la penna
Mentre il vento prende la mia anima.
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