martedì 26 febbraio 2008

Primavere

Più lunghi soli strappano sorrisi
A giochi d’altalene svolazzanti
E risplende dell’aria pungente, ancora,
Sui tramonti innevati, verso l’ovest:
La falce impallidita della luna
Si avviluppa cinerina nel sonno,
Mentre un pianto di pulviscolo, secco,
Bagna la terra di mesti riflessi.

Su sponde di sale arenano sogni
Che navigarono iridi profondi
E là sul lago fiorisce il giaggiolo
Specchiando le sue zagaglie di cielo
Sulle gualciture, figlie di vento,
Che spennellano percorsi impavidi
Tra i colori delle torbide acque
Che annegano cieche malinconie.

4 commenti:

Mauri ha detto...

Mi serve il dizionario per leggere questa poesia, troppe parole che non conosco...

Giuliano ha detto...

Forse sì, ma avevo un viscerale bisogno di separare la poesia dalle porcate che ultimamente prendono il suo nome...

Marco ha detto...

Direi complimenti, sopratutto per la seconda strofa. Dove tu abbia pescato zagaglia non lo so, anche se forse è il vecchio Eugenio, isn't it?

PS: mi sembra d'intuire che hai deciso di lavoare sulla metrica...

Anonimo ha detto...

Con ultimamente intendevi negli ultimi 10 anni?