Brilla d'un azzurro oceanico
Spezzato di nuvole rosee il cielo
E uno ad uno, come pennelli,
I raggi intinti di luce dal sole
Delineano verdeggianti prati
E foglie abbandonate nel vento,
Sfumate di tramonti orientali.
Tuona il rombo di risate lontane,
Mentre l'aria col suo gelo terso
Tutto sembra voler abbracciare;
Crescono di galaverna rami spogli
Carichi come di grappoli diamantini,
E la tavolozza mai non è vuota
Di terra di siena bruciata e d'ocra.
La molle resa d'un riposo inviolato
Ci trafigge travolgente di desiderio
Dove ombre di rondini tardive
S'accasciano in risacche d'estate,
Ma nascono nuovi tremori e sapori
Tra le coperte vuote di speranza,
E dal profondo di una lacrima.
domenica 18 novembre 2007
sabato 3 novembre 2007
Mollezza di tramonto amaranto...
Mollezza di tramonto amaranto,
Tu che permei i nembi d'irrealtà
Dipingendo sui colli irsuti
Ombre di un crepuscolo in lutto,
Tu che saluti delle prime stelle
I lumi assetati di sguardi
Con un lascivo sorriso oscuro,
Tu che soffondi gli amori persi
Di cangianti riflessi prismatici
Accogliendo sospiri inuditi,
Odi ora la mia preghiera:
Porta le mie parole nel vento
Fin dietro a cieche palpebre
Sulle ali di migranti raminghi,
E non lasciare che s'attardino
Per riposare i versi sfiniti
Né per bere nuovi inchiostri,
Supera deserti ed oceani,
Acceca montagne ed ostacoli
Ferendo i cuori irrequieti
Con la verità ossuta e truce
E le tue carezze d'ametista.
Così non rimanga inascoltato
Un solitario canto d'anima
Ma viva, per sempre, lui soltanto,
In sogni lontani inanellati
D'iperboree fragili speranze;
Sia d'un ricordo un'esplosione,
Furente ed esangue ritorno,
E marchio incancellato sulle
Pareti d'un petto indifferente
Mai pago di nuove conquiste
Ma in realtà sempre più vuoto.
Tu che permei i nembi d'irrealtà
Dipingendo sui colli irsuti
Ombre di un crepuscolo in lutto,
Tu che saluti delle prime stelle
I lumi assetati di sguardi
Con un lascivo sorriso oscuro,
Tu che soffondi gli amori persi
Di cangianti riflessi prismatici
Accogliendo sospiri inuditi,
Odi ora la mia preghiera:
Porta le mie parole nel vento
Fin dietro a cieche palpebre
Sulle ali di migranti raminghi,
E non lasciare che s'attardino
Per riposare i versi sfiniti
Né per bere nuovi inchiostri,
Supera deserti ed oceani,
Acceca montagne ed ostacoli
Ferendo i cuori irrequieti
Con la verità ossuta e truce
E le tue carezze d'ametista.
Così non rimanga inascoltato
Un solitario canto d'anima
Ma viva, per sempre, lui soltanto,
In sogni lontani inanellati
D'iperboree fragili speranze;
Sia d'un ricordo un'esplosione,
Furente ed esangue ritorno,
E marchio incancellato sulle
Pareti d'un petto indifferente
Mai pago di nuove conquiste
Ma in realtà sempre più vuoto.
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