mercoledì 16 maggio 2007

Respiro in versi

Il poeta ascolta quel fruscio che le anime, incontenibili, lasciano sfiorando le mura di una casa, di una città, le mura d'aria di una piazza e del vuoto, le mura cangianti di un fiume e di una cascata, le mura semoventi del mare e dei nembi, le mura di parole vuote chiuse nell'abitudine. Il poeta ascolta quel suono impercettibile senza capirlo, intuendolo a tratti come una melodia di accordi orecchiabili e pur tuttavia sconosciuti, L'ascolta e non lo sa mostrare, non lo sa spiegare. Si trova quindi a legare parole come vimini, a intarsiare frasi come gioielli, per imitare quel dolce stridio incompreso, per mostrarlo ad altri come propria scoperta, per trovare in quel riesame il senso sfuggente di un canto lungo come il tempo. E piano le pareti del suo cuore come da acqua ne sono consunte, gli occhi annebbiati da stelle fatue perdono la propria luce, d'un tratto svanisce ogni forza e ogni coraggio. E in un bozzolo di parole vuote, troppo fragile da chiamare casa, il poeta si rinchiude e s'addormenta, cullato dalla stessa invincibile voce, aspettando eternamente le sue ali di farfalla.

1 commento:

Marco ha detto...

E' vero, il poeta ascolta. Non è forse questa la differenza tra poesia e prosa? L'una ha bisogmo dell'udito, della memoria, del ricordo di una percezione ch'è del poeta e del poeta soltanto; mentre l'altra necessiata della vista, come analisi, come sguardo fugace ma profondo sul mondo circostante, come descrizione della realtà. La poesia è tempo, la prosa è spazio. Con una si segue il fluire del fiume delle ore, con l'altra si "infilano le pantofole agli scribani" (Flaubert).
Hai ragione, mi è piaciuto il post. ;-)