mercoledì 30 maggio 2007

Il male

Il male che hai dato,
Perdonami,
Non te lo renderò.
Nel seno di una notte
Conserverò
Per me le lacrime
Che un tempo versavo
E non ti darò
L'onore d'assaggiarle.
T'illudi forse
Che le parole d'un tempo
Siano ancora vive?
Nate morte
Non hanno respiro
Nel tuo nome
Incancellato
Ma solo in me, profonde,
Giacciono felici.
Ricorda se vuoi,
Sogna persino,
Ma il tuo male, scusa,
Non lo restituirò.

sabato 19 maggio 2007

Scoperto

Ebbene sì, alla fine mi avete scoperto. Inutile continuare a barare e a nascondere la verità, inutile allungare i tempi di un'inevitabile scoperta. E' stata pubblicata una mia raccolta di poesie, dal titolo molto allegro e rassicurante di "Epitaffi d'amore". Poche copie già circolano tra i più illustri uomini del nostro tempo, altre ne saranno distribuite.
Inizialmente avevo pensato di fermare persino la pubblicazione. A più di un anno dalla loro stesura molte delle parole che ho scritto, infatti, hanno perso quasi del tutto il loro originario significato. Eppure alla fine sono andato avanti. Perché dopotutto quel libro non parla altro che di me. Di com'ero, forse di come sono ancora in parte. E, perdonati i neoterismi e le sdolcinatezze da baci perugina, perdonati i nomi che inevitabilmente sono rimasti pur non essendo più, ecco che quasi mi trovo a salvare, in parte, la mia opera.
A quanti vorranno essere lettori, faccio appello di voler essere non giudici bensì spettatori, di trovare in ogni verso il tessuto di uno spettacolo orchestrato ad arte.

Grazie, a presto

mercoledì 16 maggio 2007

Notte

Vomita pece
gorgogliando
senza rumore,
intridendo
a fiotti neri
strali azzurrini
e ninnoli d'osso,
tutti ingoiando,
avara e insaziabile
di luce.

Creatura fiera
ci mostra le spalle
ammantate di spettri
fluorescenti
mai perdendo di vista,
da lontano,
il riflesso dei laghi
d'ombra
delle nostre anime,
mai smettendo
d'ascoltare
il loro logoro
stridore.

Compagna
compassionevole ricopre
l'insonnia
con lacrime di pallore
mostrandoci vie
sconosciute
tra vertigini
di rami avvizziti
e camminamenti
di foglie vitree,
prendendoci la mano
e conducendoci
laddove ogni cuore
stanco riposa,
in un seno di terrore.

Respiro in versi

Il poeta ascolta quel fruscio che le anime, incontenibili, lasciano sfiorando le mura di una casa, di una città, le mura d'aria di una piazza e del vuoto, le mura cangianti di un fiume e di una cascata, le mura semoventi del mare e dei nembi, le mura di parole vuote chiuse nell'abitudine. Il poeta ascolta quel suono impercettibile senza capirlo, intuendolo a tratti come una melodia di accordi orecchiabili e pur tuttavia sconosciuti, L'ascolta e non lo sa mostrare, non lo sa spiegare. Si trova quindi a legare parole come vimini, a intarsiare frasi come gioielli, per imitare quel dolce stridio incompreso, per mostrarlo ad altri come propria scoperta, per trovare in quel riesame il senso sfuggente di un canto lungo come il tempo. E piano le pareti del suo cuore come da acqua ne sono consunte, gli occhi annebbiati da stelle fatue perdono la propria luce, d'un tratto svanisce ogni forza e ogni coraggio. E in un bozzolo di parole vuote, troppo fragile da chiamare casa, il poeta si rinchiude e s'addormenta, cullato dalla stessa invincibile voce, aspettando eternamente le sue ali di farfalla.