domenica 18 novembre 2007

Dal profondo di una lacrima

Brilla d'un azzurro oceanico
Spezzato di nuvole rosee il cielo
E uno ad uno, come pennelli,
I raggi intinti di luce dal sole
Delineano verdeggianti prati
E foglie abbandonate nel vento,
Sfumate di tramonti orientali.

Tuona il rombo di risate lontane,
Mentre l'aria col suo gelo terso
Tutto sembra voler abbracciare;
Crescono di galaverna rami spogli
Carichi come di grappoli diamantini,
E la tavolozza mai non è vuota
Di terra di siena bruciata e d'ocra.

La molle resa d'un riposo inviolato
Ci trafigge travolgente di desiderio
Dove ombre di rondini tardive
S'accasciano in risacche d'estate,
Ma nascono nuovi tremori e sapori
Tra le coperte vuote di speranza,
E dal profondo di una lacrima.

sabato 3 novembre 2007

Mollezza di tramonto amaranto...

Mollezza di tramonto amaranto,
Tu che permei i nembi d'irrealtà
Dipingendo sui colli irsuti
Ombre di un crepuscolo in lutto,
Tu che saluti delle prime stelle
I lumi assetati di sguardi
Con un lascivo sorriso oscuro,
Tu che soffondi gli amori persi
Di cangianti riflessi prismatici
Accogliendo sospiri inuditi,
Odi ora la mia preghiera:

Porta le mie parole nel vento
Fin dietro a cieche palpebre
Sulle ali di migranti raminghi,
E non lasciare che s'attardino
Per riposare i versi sfiniti
Né per bere nuovi inchiostri,
Supera deserti ed oceani,
Acceca montagne ed ostacoli
Ferendo i cuori irrequieti
Con la verità ossuta e truce
E le tue carezze d'ametista.

Così non rimanga inascoltato
Un solitario canto d'anima
Ma viva, per sempre, lui soltanto,
In sogni lontani inanellati
D'iperboree fragili speranze;
Sia d'un ricordo un'esplosione,
Furente ed esangue ritorno,
E marchio incancellato sulle
Pareti d'un petto indifferente
Mai pago di nuove conquiste
Ma in realtà sempre più vuoto.

mercoledì 24 ottobre 2007

Canzone di pomeriggio

Sebbene le tue sopracciglia perverse
Ti diano un'aria strana,
Non certo quella d'un angelo,
O strega dagli occhi allettanti,

Io t'adoro, o mia frivola,
Mia terribile passione,
Con tutta la devozione
Del prete per il suo idolo.

Il deserto e la foresta
Profumano le tue trecce grevi,
Il tuo capo ha gli atteggiamenti
Dell'enigma e del segreto.

Il profumo gira sulla tua carne
Come intorno a un incensiere;
Tu incanti come fa la sera,
Ninfa calda e tenebrosa.

Ah, i filtri più forti
Non valgono la tua mollezza,
E tu conosci la carezza
Che fa rivivere i morti!

I tuoi fianchi sono innamorati
Della tua schiena e dei tuoi seni,
E tu mandi in estasi i cuscini
Con le tue pose languide.

Qualche volta, per calmare
La tua ira misteriosa,
Distribuisci con serio impegno
i tuoi morsi e baci;

Tu mi strazi, o mia bruna,
Con il tuo riso canzonatore
E poi posi sul mio cuore
Un occhio dolce come la luna.

Sotto i tuoi scarpini di raso
E i tuoi affascinanti piedi di seta,
Io depongo la mia grande gioia,
Il mio genio e il mio destino,

La mia anima,
Da te sanata, o colore e luce,
Esplosione d'ardore
Nella mia nera Siberia!

Charles Baudelaire

martedì 23 ottobre 2007

Amanti

Marciamo soli,
Coi tacchi sull'asfalto
Ogni mattina,
Senza sapere,
O senza voler sapere
Che la carezza del vento
E' il pensiero, mesto,
Che gli altri hanno di noi...

...così camminiamo
Senza accorgerci
Dei giudizi che ci sfiorano,
Avanziamo, incuranti
Dell'inverno e della pioggia,
Se ci ha fatto l'onore
Di apparire; non una
Lacrima bagna
I nostri occhi gonfi.

Abbiamo storie e ricordi,
E abbiamo sogni
In abbondanza,
Abbiamo il dolce stridio
Di un'anima in tumulto,
E abbiamo poca
Malinconica tristezza.
E abbiamo un cuore,
Quello sì, ma non si vede,
Nascosto com'è
Da sciarpe e cappotti:
Non riluce e non si nota
Neppure il suo ritmo
Serrato. Attende

In sordina, mai arreso
Ma quasi arrestato,
Il profumo d'un amore,
Come a seguire tracce
Non troppo marcate
Di un animale mitologico
E sconosciuto,
Sulla neve soffice:
Siamo angeli di catrame
In ombre di mezzogiorno.

martedì 9 ottobre 2007

Uno

Dove sono quegli abbracci
Che erano solo miei e tuoi,
Dove i tuoi occhi
Che segnavano la rotta
Verso il porto sicuro
Delle tue labbra turgide
Pronte a dischiudersi
Come un fiore zuccherino,
Dove sono le tue mani
Che erano anche le mie,
E dove i tuoi capelli
Pronti ad essere mangiati,
Demoni indisciplinati...?

Dov'è la tua pelle morbida
Che sa di brivido sottile,
Dove soffia il vento
Del tuo alito instancabile,
Dov'è il tuo abbandono
Di dolcezze sempre nuove,
Dove dormono adesso
I tuoi sogni d'oro bianco,
Dove sono le tue grida
Stridenti di melodia,
Dove rifugi testa e spalle
Quando troppo pesano?

Dopo il dolore,
Che cosa resta
Dei baci e le carezze,
Che cosa resta
Dell'autunno e le sue foglie,
Che cosa resta
Della neve del natale,
Che cosa resta
Dei gelati di primavera,
Che cosa resta
Delle spiaggie salate?

Soltanto tu, bella, sola,
Stesa nel tuo letto,
E soltanto io, curvo,
A scrivere di te...

martedì 25 settembre 2007

Another time

For us like any other fugitive,
Like the numberless flowers that cannot number
And all the beasts that need not remember,
It is today in which we live.

So many try to say Not Now,
So many have forgotten how
To say I Am, and would be
Lost, if they could, in history.

Bowing, for instance, with such old-world grace
To a proper flag in a proper place,
Muttering like ancients as they stump upstairs
Of Mine and His or Ours and Theirs.

Just as if time were what they used to will
When it was gifted with possession still,
Just as if they were wrong
In no more wishing to belong.

No wonder then so many die of grief,
So many are so lonely as they die;
No one has yet believed or liked a lie,
Another time has other lives to live.

W.H.Auden, another time

lunedì 6 agosto 2007

Ritorni (per un amico che è tornato)

Come turbinii itineranti
Spazzano mari in tempesta
Si muovono le vite silenti,
Sabbia vergine e casta,

Su pianali d'ombre fumanti
Incidendo ritratti di volti
Sopra nomi incancellati
Che non tornano mai più.

E di colpo la sorpresa
Di un disco d'oro nelle nubi
Come un'onda che ritorna
Spumosa di lapislazzuli.

E ritrovi incisioni antiche
Che gli anni avevano eroso,
Scopri nomi di tenebra
Sulle pareti d'anima lucente.

lunedì 16 luglio 2007

Cicatrici

Un urlo affogato
Nell'agonia senza respiro
Del mattino indaffarato
Sveglia anime putride
E le consegna, titubanti,
All'angoscioso nulla.

E non sai più chi sei.

Dalla cima del Parnaso
Sogni aggraziati
Voci melodiose spandono,
Ricordi di ciò che fu.
E delle membra d'un dio
Restano soltanto cicatrici.

E non sai più chi sei.

mercoledì 6 giugno 2007

Al mare

Quante storie meste
Hai ingoiato con pietà:
Riflessi opalescenti
Di una luna tumultosa,
Ora giacciono sopite
Curate da carezze
Di spuma grigia e calda
Dimentiche dimenticate
Nella loro teca scura.

A quante urla
Scompaginate di sogni
Avrà risposto il tuo
Respiro indomito
In sere come questa,
Quante preghiere
Hai udito ignorare
Sulla rena gonfia
Di vento e lacrime?

Non è forse
Un pianto anche il tuo?
Nella salsedine si cela
Compassione eterna
Per noi che siamo
Reduci abbandonati
Come tante conchiglie,
Piccoli ossi di seppia
Logorati di vita.

Chi ti ascolta
Non può che amarti
E temerti, custode
Di memorie infinite,
Non può che cercare
Nei tuoi mille volti
Il segno che riassume,
La suprema parola,
Il senso di ogni attimo.

Rivela quel nome,
Amico caro, compagno,
E lo terrò solo per me.
Rispondi in un'onda,
Diniego roboante.
Cade la pioggia,
Sottile titolo di coda
Di queste mie semplici
Infantili conclusioni.

E nella face timida
Di una stella lontana
Mi riscopro melma
Sotto i tuoi piedi azzurri,
Sento canti di sirene,
Stridore di gabbiani,
Sonno ovattato
Sepolto tra litri
Di coralli insanguinati.

mercoledì 30 maggio 2007

Il male

Il male che hai dato,
Perdonami,
Non te lo renderò.
Nel seno di una notte
Conserverò
Per me le lacrime
Che un tempo versavo
E non ti darò
L'onore d'assaggiarle.
T'illudi forse
Che le parole d'un tempo
Siano ancora vive?
Nate morte
Non hanno respiro
Nel tuo nome
Incancellato
Ma solo in me, profonde,
Giacciono felici.
Ricorda se vuoi,
Sogna persino,
Ma il tuo male, scusa,
Non lo restituirò.

sabato 19 maggio 2007

Scoperto

Ebbene sì, alla fine mi avete scoperto. Inutile continuare a barare e a nascondere la verità, inutile allungare i tempi di un'inevitabile scoperta. E' stata pubblicata una mia raccolta di poesie, dal titolo molto allegro e rassicurante di "Epitaffi d'amore". Poche copie già circolano tra i più illustri uomini del nostro tempo, altre ne saranno distribuite.
Inizialmente avevo pensato di fermare persino la pubblicazione. A più di un anno dalla loro stesura molte delle parole che ho scritto, infatti, hanno perso quasi del tutto il loro originario significato. Eppure alla fine sono andato avanti. Perché dopotutto quel libro non parla altro che di me. Di com'ero, forse di come sono ancora in parte. E, perdonati i neoterismi e le sdolcinatezze da baci perugina, perdonati i nomi che inevitabilmente sono rimasti pur non essendo più, ecco che quasi mi trovo a salvare, in parte, la mia opera.
A quanti vorranno essere lettori, faccio appello di voler essere non giudici bensì spettatori, di trovare in ogni verso il tessuto di uno spettacolo orchestrato ad arte.

Grazie, a presto

mercoledì 16 maggio 2007

Notte

Vomita pece
gorgogliando
senza rumore,
intridendo
a fiotti neri
strali azzurrini
e ninnoli d'osso,
tutti ingoiando,
avara e insaziabile
di luce.

Creatura fiera
ci mostra le spalle
ammantate di spettri
fluorescenti
mai perdendo di vista,
da lontano,
il riflesso dei laghi
d'ombra
delle nostre anime,
mai smettendo
d'ascoltare
il loro logoro
stridore.

Compagna
compassionevole ricopre
l'insonnia
con lacrime di pallore
mostrandoci vie
sconosciute
tra vertigini
di rami avvizziti
e camminamenti
di foglie vitree,
prendendoci la mano
e conducendoci
laddove ogni cuore
stanco riposa,
in un seno di terrore.

Respiro in versi

Il poeta ascolta quel fruscio che le anime, incontenibili, lasciano sfiorando le mura di una casa, di una città, le mura d'aria di una piazza e del vuoto, le mura cangianti di un fiume e di una cascata, le mura semoventi del mare e dei nembi, le mura di parole vuote chiuse nell'abitudine. Il poeta ascolta quel suono impercettibile senza capirlo, intuendolo a tratti come una melodia di accordi orecchiabili e pur tuttavia sconosciuti, L'ascolta e non lo sa mostrare, non lo sa spiegare. Si trova quindi a legare parole come vimini, a intarsiare frasi come gioielli, per imitare quel dolce stridio incompreso, per mostrarlo ad altri come propria scoperta, per trovare in quel riesame il senso sfuggente di un canto lungo come il tempo. E piano le pareti del suo cuore come da acqua ne sono consunte, gli occhi annebbiati da stelle fatue perdono la propria luce, d'un tratto svanisce ogni forza e ogni coraggio. E in un bozzolo di parole vuote, troppo fragile da chiamare casa, il poeta si rinchiude e s'addormenta, cullato dalla stessa invincibile voce, aspettando eternamente le sue ali di farfalla.

lunedì 2 aprile 2007

Sempre

Serrano sbarre
Di luce
Questa prigione
Azzurra
E nell'angusto
Grigiore
Di una latrina
Pianto
Di consuetudine.

Urlano canneti
Stridenti
Il nuovo dolore
Angusto
Di un servaggio
Ingenerato
Col morso di stelle
Intermittenti.

E non è pace
Notturna
In questi aghi
Uncinati
Che ci accolgono
Benevoli
Tepore di seno
Matrigno
Eppure amorevole.

venerdì 23 marzo 2007

La poesia

L'angosciante questione
se sia a freddo o a caldo l'ispirazione
non appartiene alla scienza termica.
Il raptus non produce, il vuoto non conduce,
non c'è poesia al sorbetto o al girarrosto.
Si tratterà piuttosto di parole
molto importune
che hanno fretta di uscire
dal forno o dal surgelante.
Il fatto non è importante. Appena fuori
si guardano d'attorno e hanno l'aria di dirsi:
che sto a farci?

E.Montale